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I Campi flegrei

 Campi Flegrei (dal greco antico φλέγω?phlégō, “brucio”, letteralmente “campi ardenti”) sono una vasta area di natura vulcanica della città metropolitana di Napoli, attiva da più di 80 000 anni.[1][2] Abitati sin dall’epoca preistorica e protostorica, furono luogo dell’insediamento delle prime colonie della Magna Grecia nell’VIII secolo a.C., comprese tra gli odierni comuni di NapoliBacoli e Pozzuoli. Costituiscono un territorio di rilevanza storica, culturale e geologica.

Sono considerati un supervulcano[3] per estensione e per la potenza delle eruzioni passate.[4]

Territorio

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Immagine satellitare dei Campi Flegrei
Immagine topografica dei Campi Flegrei

L’area è una grande caldera in stato di quiescenza, con un diametro di 15-18 km, i cui limiti sono dati dalla collina di Posillipo, dalla collina dei Camaldoli, dal monte di Cuma e dal monte di Procida (buona parte della caldera si ritrova anche nel mare). La caldera si è generata a seguito di violente eruzioni, presumibilmente ignimbrite e tufo giallo. L’ultima eruzione definita di Monte Nuovo è avvenuta nel 1538,[5][6] da allora la caldera è quiescente ma continuano i segnali di attività, in particolare i Campi Flegrei sono caratterizzati da vulcanismo secondario e sono noti per il fenomeno del bradisismo e le crisi recenti.

La caldera è costituita da numerosi crateri e piccoli edifici vulcanici (almeno ventiquattro), alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive o idrotermali (SolfataraPisciarelli). In tutta la zona sono visibili importanti depositi di origine vulcanica come il Tufo Grigio Campano (o ignimbrite campana) o il tufo giallo. Nella zona sono presenti dei laghi di origine vulcanica (lago d’Averno) e laghi costieri originatisi per sbarramento (lago di Lucrinolago Fusaro e lago Miseno).

La caldera è in parte sommersa dal golfo di Pozzuoli. L’edificio vulcanico maggiore, la collina dei Camaldoli, è alta 457 m s.l.m.

L’area dei Campi Flegrei è compresa nei comuni di BacoliMonte di ProcidaPozzuoliQuartoGiugliano in CampaniaMarano di Napoli e Napoli. In particolare, i primi quattro comuni citati, che occupano la caldera flegrea, sono quasi completamente flegrei. La frazione flegrea Licola è compresa nel comune di Giugliano in Campania. Marano di Napoli è sulle pendici settentrionali dei Camaldoli e si affaccia in parte sulla caldera. Ricade infine nei Campi Flegrei la zona occidentale del comune di Napoli, con i quartieri di BagnoliFuorigrottaSoccavoPianura all’interno della caldera e i quartieri di PosillipoChiaiaVomeroArenellaChiaiano in parte all’interno e a ridosso della caldera.

Fanno parte dell’area flegrea benché non del vulcano Campi Flegrei anche le isole Flegree di IschiaProcida e Vivara. Esse hanno una storia e cronologia in parte differente, in parte parallela a quella dei vulcani sulla terraferma. Inoltre numerosi altri crateri sono stati individuati nel golfo di Pozzuoli, sprofondati nel mare o disgregati da esso nel corso dei millenni.[7][8]

Cultura e paesaggio

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Mappa dei dintorni di Napoli, dallo Historical Atlas di W.R. Shepherd (1911)
Particolare della costa flegrea
Veduta dei Campi Flegrei nel 1797, olio su tela di Jacob Philipp Hackert

I Campi Flegrei hanno un’enorme importanza storica, paesaggistica e territoriale per numerosi motivi che hanno reso dal XVII secolo al XIX secolo questa parte della Campania meta del Grand Tour, richiamando visitatori da tutt’Europa. Tra questi Goethe che nel suo Viaggio in Italia ne dà ampia descrizione.

Nel 2003, in attuazione della Legge Regionale della Campania n. 33 del 1.9.1993,[9] è stato istituito il Parco regionale dei Campi Flegrei. Zone di importante valore biologico e naturale sono Capo Miseno, il Parco sommerso di Baia, il Monte Nuovo e il Cratere degli Astroni.

Attività termali

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Seppur ridotte rispetto all’epoca antica, ancora numerose sono le sorgenti di acque termali che vi sgorgano. Oltre alle più famose sorgenti termali disseminate in tutta l’isola di Ischia, sulla terraferma invece molto rinomate sono le Terme di Agnano, a carattere soprattutto terapeutico, le Terme Puteolane e infine a Lucrino frequentatissime per relax e terapie sono le “Stufe di Nerone”, dove oltre gli impianti moderni per le immersioni, vi sono le saune che corrispondono agli impianti antichi di epoca romana, e il “Lido Nerone–Lo scoglio”, dove è possibile immergersi nelle acque bollenti in apposite vasche situate sulla spiaggia.

Località di interesse storico e archeologico

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La città di Pozzuoli fu il porto di Roma verso l’Oriente fino a quando l’imperatore Traiano non fece costruire il porto artificiale di Ostia. A Pozzuoli vi sono numerosi edifici monumentali di epoca romana, fra cui l’antico mercato (Macellum) chiamato “tempio di Serapide“, importante per la nascita della geologia e la misurazione del bradisismo in passato; il tempio di Augusto, trasformato poi in duomo della città e recentemente restaurato, grandi edifici termali, tratti di strade romane, ampie necropoli monumentali (tra cui la necropoli di via Celle), e ben due anfiteatri di cui l’Anfiteatro Flavio è il terzo più grande d’Italia.

Il collegamento dei Campi Flegrei con Napoli avveniva attraverso la Crypta Neapolitana, galleria scavata nella roccia di tufo in epoca romana. All’ingresso della crypta si trova un colombario di epoca imperiale identificato come la tomba del poeta Virgilio.

Rovine del “tempio di Apollo” sul lago d’Averno

Il lago d’Averno, che occupa una caldera vulcanica spenta, aveva una vantaggiosa posizione strategica e in epoca romana per un breve periodo fu utilizzato insieme al vicino lago di Lucrino come porto militare dell’antica Roma, base chiamata Portus Julius. Sul lago d’Averno spicca il rudere di una grande sala termale romana chiamata Tempio di Apollo. Una grotta artificiale realizzata in epoca romana veniva erroneamente considerata la grotta della Sibilla Cumana. Altresì la leggenda vuole che questa fosse l’ingresso agli inferi descritto da Virgilio nel sesto libro dell’Eneide in cui si reca l’eroe Enea.

La Piscina Mirabilis a Bacoli

Baia (ricadente nel comune di Bacoli) rappresentava il luogo di soggiorno prediletto dell’aristocrazia romana e di diversi imperatori, che qui venivano a dilettarsi tra mare e otium edificandovi lussuose ville di soggiorno e numerosi impianti termali di cui le sale monumentali ancora oggi vengono impropriamente chiamate “Tempio”: spiccano quello di Mercurio, di Venere, di Diana.

A Baia vennero inventate da Sergio Orata le suspensurae per mantenere calde le sale termali, e furono sperimentate in misura ridotta nuove soluzioni architettoniche di cupole, che poi furono applicate a Roma ad esempio nella realizzazione del Pantheon. Le rovine dei resti dell’antica città di Baia sono ora visitabili presso il complesso archeologico di Baia, mentre attualmente un’importante parte dell’antica Baia è sommersa dal mare a causa del bradisismo: per le numerose presenze archeologiche sottomarine, recentemente il golfo di Baia è stato dichiarato area marina protetta e istituito il Parco sommerso di Baia. Alcuni monumenti particolarmente significativi sono stati oggetto di scavi subacquei: degno di menzione è il Ninfeo di Punta Epitaffio la cui ricostruzione, completa delle sculture marmoree rinvenutevi, è visibile nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei situato nel Castello aragonese di Baia.

Sempre all’interno del comune di Bacoli vi è l’antica Misenum, villaggio sorto in epoca romana, sede dell’importante flotta pretoria dell’imperatore. La spiaggia di Miliscola a tutt’oggi conserva nel suo nome il ricordo degli allenamenti che vi svolgevano i marinai romani (militum schola). Dell’antico villaggio militare si è messo in luce il Sacello degli Augustali, splendidamente ricostruito in un’apposita sala del Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Tra i monumenti più rappresentativi resta la Piscina mirabilis, la più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani della capacità di 12600 m³, che riforniva di acqua potabile le navi della marina militare romana che approdavano nel porto di Miseno.

L’attuale frazione di Miseno è posta ai piedi del promontorio di Capo Miseno che rappresenta l’ultima propaggine di terraferma che racchiude il golfo di Pozzuoli, punta estrema del golfo di Napoli.

Tra gli altri monumenti romani si trovano a Bacoli le Cento Camerelle,[10] antica cisterna di un’importante villa di epoca imperiale, e la cosiddetta “Tomba di Agrippina“,[11] in realtà parte di un odeion di un’antica villa romana.

Dopo il lago Fusaro vi è l’antica città di Cuma, che è la colonia greca più antica in Magna Grecia, famosa fin dalle origini in quanto sede dell’oracolo ove vaticinava la Sibilla Cumana. Dell’antica città, poco scavata, è visitabile la parte bassa della città di epoca romana, con l’area del Foro e i relativi edifici pubblici, la Crypta Romana, e soprattutto l’acropoli con l’antro della Sibilla e i templi di Apollo e di Zeus. Fa da porta alla città lo splendido Arco Felice, un monumentale arco in laterizi di epoca romana costruito nel taglio che i romani effettuarono nella collina, attraverso il quale l’antica via Domiziana entrava in Cuma.

Altre località d’interesse storico

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La Casina Vanvitelliana sul lago Fusaro

A nord di Miseno, nel lago Fusaro, su di un isolotto, si trova la graziosa Casina Vanvitelliana fatta costruire nel XVIII secolo dal re Ferdinando IV di Borbone come casina di appoggio alle sue battute di caccia alle folaghe o di pesca sul lago.

2 commenti su “I Campi flegrei”

  1. Ciao @Mariano! Bellissima l’idea di scrivere di un territorio a noi così vicino, di cui in questi giorni si sente parlare tanto.

    Ti lascio qualche piccola modifica da apportare all’articolo:
    1) cambia l’immagine di copertina dell’articolo, in quanto presenta il logo di una testata giornalistica ed è protetta da copyrights, non siamo autorizzati ad usarla.
    2) va bene prendere spunto da altri siti o libri, ma occorre rielaborare le informazioni. Cortesemente, riscrivi l’articolo a parole tue. Va bene anche se è un po’ più corto.

    Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti, chiedi pure. Grazie!

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