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Le donne nell’informatica: ieri

C’era una volta una ragazza che portò l’uomo sulla Luna. Si chiamava Margaret e ci sapeva davvero fare con i computer.

A soli ventiquattro anni fu assunta dalla NASA, l’agenzia che negli Stati Uniti si occupa dell’esplorazione dello spazio. Aveva accettato il lavoro per provvedere al marito e alla figlia, e non aveva la minima idea che di lì a poco si sarebbe ritrovata a capo di una rivoluzione scientifica che avrebbe cambiato il mondo.

Margaret era ingegnere e guidò la squadra di programmatori del codice che permise alla navicella spaziale Apollo 11 di atterrare sana e salva sulla superficie della Luna.

Lavorava moltissimo, e la sera e nei weekend portava con sé la figlia Lauren, di quattro anni. Mentre la bambina dormiva, lei continuava a programmare, creando le sequenze del codice da aggiungere al computer del modulo di comando dell’Apollo.

Il 20 luglio 1969, pochi minuti prima che la navicella si posasse sulla superficie lunare, il computer cominciò a mandare segnali di errore. L’intera missione era in pericolo. Per fortuna, Margaret aveva impostato il computer in modo che si concentrasse sul compito principale e ignorasse tutto il resto. Così, invece di abolire la missione, l’Apollo 11 atterrò sulla Luna.

L’atterraggio fu salutato dal mondo come “un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità”. Ma non sarebbe mai successo senza le straordinarie doti di programmazione e il sangue freddo di una donna: l’ingegnere della NASA Margaret Hamilton.

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