Mentre gli altri bambini correvano a frotte a Disney World, la piccola Amber visitava il Kennedy Space Center ogni fine settimana. Era incantata dalla scienza, specialmente da tutto ciò che era al di fuori del nostro mondo: le stelle scintillanti, i pianeti con le loro orbite e le astronavi che sfrecciavano nel cielo.

Amber Yang (1999 – Stati Uniti)
Un giorno, alla scuola dell’infanzia, un gruppetto di maschi stava giocando con una nave spaziale. Amber voleva fingere anche lei di essere un’astronauta, ma i bambini le risposero che era impossibile, perché era una femmina. Non fu l’unica volta in cui si sentì dire che non poteva farcela. Quando alle scuole medie iniziò a frequentare un corso di robotica, uno dei suoi compagni le disse: «Ma sai almeno fare qualcosa? Ok, puoi guardare quello che facciamo noi…».
Amber era decisa a dimostrare di meritarsi un posto nella scienza. Un giorno, alle superiori, mentre guardava un film sugli astronauti, rimase a bocca aperta quando dei detriti distrussero una navicella. I detriti spaziali, la cosiddetta “spazzatura spaziale”, sono spesso costituiti da pezzi di vecchi satelliti o altri oggetti che gli umani hanno lasciato nello spazio. L’idea che l’inquinamento fosse arrivato fin lassù era un incubo per Amber! Così si mise a esplorare soluzioni per sbarazzarsene.
Dopo mesi di ricerca, Amber sviluppò un programma capace di rintracciare i detriti, e di aiutare quindi i veicoli spaziali a evitarli, togliendosi di mezzo in tempo. E oggi ha trasformato il suo progetto in un’azienda: la Seer Tracking. Nessuno le dirà mai più di stare a guardare quello che fanno i maschi.
Tratto da Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 ragazze di oggi per il mondo di domani, a cura di Elena Favilli

Complimenti, è un bellissimo articolo. Bravissimo